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Paragrafo 4 . L'Iran dalla monarchia alla rivoluzione islamica.

Nei primi anni del dopoguerra l'Iran, guidato dallo sci Muhammad Reza
Pahlavi,  era entrato nell'orbita degli Stati Uniti, che aiutarono  lo
stato  arabo  a  diventare  la massima potenza  regionale.  L'appoggio
statunitense consent allo sci di avere il sopravvento nello  scontro
con il primo ministro Muhammad Mossadeq, che nel 1951 aveva deciso  di
nazionalizzare  la  compagnia petrolifera  britannica  detentrice  del
monopolio  dell'estrazione del greggio. Recuperati i pieni poteri  nel
1953, lo sci cerc di avviare un rapido sviluppo industriale; a  tale
scopo var alcune riforme economico-sociali, tra cui l'esproprio dei

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latifondi amministrati dalle gerarchie religiose, con il quale  mirava
anche  a  promuovere  la formazione di un ceto di piccoli  proprietari
favorevoli  al  regime. Ne risultarono svantaggiati i braccianti  e  i
contadini   senza  terra,  che  furono  in  gran  parte  costretti   a
trasferirsi ai margini delle grandi citt, dove fornirono manodopera a
basso  costo per la progettata industrializzazione. Contemporaneamente
Reza Pahlavi dette inizio ad un processo di modernizzazione, adottando
provvedimenti  innovativi,  estranei  all'ortodossia  islamica,   come
l'estensione   del   diritto  di  voto  alle  donne   e   l'abolizione
dell'obbligo di appartenere alla religione musulmana per  i  candidati
alle elezioni amministrative. Tutto ci provoc una crescente tensione
sociale,  alimentata dalla ostilit dei capi religiosi; tra questi  si
distinse  l'aytollh  (in  arabo "segno di  Dio",  alto  grado  della
gerarchia  religiosa  e  politica tra  i  musulmani  sciiti)  Ruhollh
Khomein,  che,  arrestato  nel 1962 e nel  1963  e  quindi  costretto
all'esilio,    divent    il   principale   punto    di    riferimento
dell'opposizione allo sci.
In  Iran  le  riforme  introdotte dallo sci  al  fine  di  promuovere
l'industrializzazione  avevano prodotto  forti  squilibri  sociali.  I
proventi  del petrolio favorivano l'arricchimento di pochi  affaristi,
mentre  milioni  di contadini sradicati dalle campagne affollavano  le
periferie  urbane e centinaia di migliaia di intellettuali e studenti,
spesso occidentalizzati per aver studiato all'estero o di orientamento
marxista,  manifestavano il loro dissenso. Verso la  fine  degli  anni
Settanta   l'opposizione  politica  si  sald  con  quella  religiosa,
ampiamente  diffusa grazie all'azione svolta dalle  80.000  moschee  e
dalle  numerose  scuole religiose. Per reprimere  una  protesta  ormai
diventata  di  massa,  lo sci proclam la legge marziale.  La  feroce
repressione  non  arrest  il  processo rivoluzionario,  per  cui  nel
gennaio  del  1979  lo  sci  e la sua famiglia  furono  costretti  ad
abbandonare il paese. Segu, dopo il ritorno trionfale di Khomein, la
proclamazione della repubblica islamica dell'Iran.
Il  nuovo  regime  iraniano,  fedele ai princpi  del  fondamentalismo
islamico,   adott   una  intransigente  politica   di   restaurazione
religiosa,  volta  a  porre la legge islamica  alla  base  della  vita
interna del paese e dei suoi rapporti con l'estero: le donne furono di
nuovo  obbligate  ad indossare il chador, il velo che lascia  scoperta
solo  una parte del volto; venne proibita la vendita degli alcolici  e
messe  al  bando  tutte  le mode considerate  estranee  all'Islam.  La
volont  di  rimuovere ogni influenza economica, politica e  culturale
del  mondo  occidentale provoc uno scontro con gli Stati  Uniti,  che
tale influenza avevano esercitato con il passato regime.  La fase  pi
acuta  del contrasto con gli Stati Uniti inizi nel novembre del 1979,
quando un gruppo di studenti sciiti invasero l'ambasciata americana  e
presero  in  ostaggio  50  persone, chiedendo  per  il  loro  rilascio
l'estradizione  dello  sci,  nel frattempo  rifugiatosi  negli  Stati
Uniti.  Il  braccio  di ferro si prolung per pi  di  un  anno;  dopo
diversi  tentativi di mediazione e il fallimento di un blitz  militare
tentato  dal  presidente americano Carter, un accordo venne  raggiunto
dal presidente Reagan nel gennaio del 1981.
